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Produzioni
 


TAXI A DUE PIAZZE
Mario Rossi, taxista, sposato con Alice Rossi, residente in Piazza Irnerio 100. Mario Rossi, taxista, sposato con Barbara Rossi, residente in Piazza Risorgimento. Un curioso caso di omonimia, con tanto di professione identica? No!
Il Rossi taxista è la stessa persona. Ha sposato Alice in chiesa e Barbara in comune sei mesi dopo. Egli è quindi bigamo. Seguendo una precisa pianificazione di orari e turni di lavoro, e grazie al lavoro di entrambe le mogli, Mario riesce per due anni a vivere nascondendo la verità: ovviamente Alice non sa di Barbara e viceversa.
Tutto si complica quando, per salvare una anziana signora da uno scippo, Mario riceve una brutta botta in testa che lo costringe, privo di sensi, al ricovero in ospedale...


GLI ALLEGRI CHIRURGHI
Il Dott. David Mortimere è un tranquillo chirurgo di fama mondiale ed è felicemente sposato con Rosemary . Il Dott. Hubbert Bonney è un tranquillo chirurgo che vive con la mamma. Il Dott. Mike Connolly è un tranquillo chirurgo con atteggiamenti un po' equivoci. Tutti lavorano, tranquillamente, all'ospedale Sant'Andrea di Londra. Il Prof. Drake Willoughby , direttore dell'ospedale è tranquillo. I pazienti nelle loro mani si sentono tranquilli. Gli infermieri e la caposala li assistono tranquillamente. Tutto è tranquillo... fino all'arrivo di Jane Tate e suo figlio Leslie, che ha appena compiuto 18 anni ed ha appena saputo che il suo vero padre è un dottore che lavora al Sant'Andrea, di cui ignora il nome.
Infatti, diciotto anni fa Jane era stata infermiera ed amante del Dott. Mortimere. Ora, la situazione comincia a complicarsi... un pò: Leslie vuole a tutti i costi sapere chi è il suo vero padre; il Dott. Mortimere nasconde la sua vera identità ed incolpa del misfatto il Dott. Hubbert; il Dott. Connolly si traveste da Caposala per rispondere alle domande del Sergente di Polizia Bill che vuole arrestare Leslie per guida in stato di ubriachezza; Jane cerca di sfuggire dalle grinfie di Rosmarie e il Direttore cerca di capire perchè il suo ospedale non è più tranquillo come una volta!!!
E come in tutte le farse del maestro degli equivoci Ray Cooney il meccanismo funziona continuamente, scatenando situazioni, battute e personaggi sull'orlo della follia e della comicità esilarante.


O’ TUONO E MARZO
Sofia, sorella di Don Saverio, confessa al fratello di essere stata vittima di un fatale avvenimento: quando accompagnò il fratello a Roma, mentre si riposava in albergo, durante la notte era scoppiato un pauroso temporale con accompagnamento di tuoni e fulmini. Impaurita era uscita dalla sua camera per trovare rifugio in quella del fratello, quando, venuta via la luce, per il buio era entrata per sbaglio nella camera di uno sconosciuto ed era svenuta per la paura di un fortissimo tuono. L'ignoto individuo aveva colto l'occasione e aveva profittato di lei. Da quell'agitato incontro è nato don Felice Sciosciammocca, figlio naturale e segreto di Sofia, ora fidanzato con Marietta, figlia di don Saverio. Sofia aveva fatto di tutto per identificare l'uomo che proditoriamente l'aveva oltraggiata, incaricando persino un investigatore privato, il cavaliere Teodoro Morzetta, che però non aveva concluso nulla. Turillo, un infingardo e infido personaggio che ha salvato Don Saverio dall'investimento di un'auto e che questi per riconoscenza ha preso con sé come domestico, ha sentito di nascosto il racconto di Sofia e quando il suo padrone, esasperato dalle sue malefatte, si decide a cacciarlo via, dichiara allo stupefatto Don Saverio di essere lui l'uomo di quella notte tempestosa e quindi di essere il padre di Felice. Lo stesso Turillo però aveva promesso a Giulietta, anche lei figlia illegittima, fidanzata di Mimì, amico di Felice, di dichiararsi come suo padre per evitare che il tutore del suo innamorato, don Alfonso Trocoli, lo diseredasse se avesse sposato una giovane donna senza genitori legittimi. Le cose si complicano ancora di più quando ritorna dall'America don Alfonso Trocoli che l'investigatore riconosce come il vero padre di Felice Sciosciammocca. Nella scena finale mentre scoppia un temporale con tuoni e fulmini, l'imbroglione Turillo viene smascherato e don Alfonso riconoscerà Felice come suo figlio e ne sposerà la madre.


DOLORE SOTTO CHIAVE
I morti non fanno paura è una farsa macabra nella quale appaiono per la prima volta dei temi portanti della drammaturgia eduardiana. Enrico, commesso viaggiatore e affittuario in casa di Amalia, rimasta appena vedova di Gennaro, rientrato per andare a dormire, rileva che la sua stanza è stata trasformata in camera ardente confidando le sue giustificate paure al dottore. Ma in realtà la vera paura, lo rassicura il dottore, deve essere quella dei vivi piuttosto che quella dei morti e, Enrico, udite urla provenire dall'esterno causate dall'accoltellamento di due uomini, per la paura si barrica in casa, temendo di essere aggredito.
Dolore sotto chiave mette in scena una vicenda assurda e patetica, tutta giocata sulla volontà di nascondere il dolore, e sulla umana necessità di affrontarlo "a tempo debito". Rocco è in viaggio in Sardegna. Durante la sua assenza muore la moglie Elena, già gravemente malata da molti mesi: Lucia, sorella dell'uomo, crede che Rocco morirebbe dal dolore alla notizia della scomparsa della moglie, mentre egli non aspetta altro per liberarsi dal fardello. Lucia decide bene di tenergli nascosto il dolore: chiude la porta della camera da letto dei due adducendo come scusa una terribile malattia che renderebbe fatale ad Elena ogni minima emozione.
Quello che Lucia non sa è che Rocco ha trovato consolazione in un'altra donna, che lo sta però lasciando, stufa dell'impossibilità di regolarizzare la situazione con l'uomo proprio a causa del suo matrimonio. Ella è incinta, ma sposerà a Londra un altro per dare un padre al figlio che attende in realtà proprio da Rocco. Quando l'uomo scopre la verità ha un picco di rabbia e fa per entrare nella stanza di Elena per ucciderla, nonostante le suppliche di Elena. Scoprirà così che la stanza è vuota, invocando il perdono di Dio per l'atto che stava per compiere e scaricando la colpa su Lucia che a sua volta prega e lo accusa di aver finto amore nei confronti della defunta moglie.


LA PENTOLA MAGICA
“Spesso d’inverno, accanto al fuoco e a lume di candela, mio nonno, mentre con un coltellino intagliava nel legno figure di vecchiette e di pastori, narrava bellissime fiabe”. La tradizione popolare irpina è costituito da un patrimonio di storie fantastiche in cui i personaggi sono dotati di poteri straordinari , grazie ai quali riescono a superare le prove e a conseguire ciò che è stato loro imposto. Con questo spettacolo si è cercato di valorizzare le storie più significative della nostra tradizione contadina.
Le storie vengono rievocate da nonno Salvatore che attraverso il racconto stimola la fantasia del nipotino, che vede come per magia materializzare le sue fantasie. Dove comincia la fantasia e dove finisce la realtà a questo punto non si capisce più, il muro che divideva questi due mondi viene rotto e il bambino spettatore viene immerso nel fantastico mondo delle fiabe irpine, le cui storie si intrecciano in modo casuale e fantastico dettata a sua volta dalla fantasia del suo autore.


AMLETO IN SALSA PICCANTE
Le grandi storie non si consumano mai. E Amleto è una grande storia, indubbiamente. Con tutti gli ingredienti mescolati in dosi perfette, un'armonia di sapori che non finisce mai di sorprendere. Ma come spesso si sente dire, la solita minestra può anche stancare, e allora perchè non affidare il tutto alle amorevoli cure di un cuoco sopraffino, che guarnisca con abbondante riso, non lesini di sale e pepe, decori la pietanza con intingoli di colori allegri ed ecco che, come per incanto, subito un nuovo piatto è servito, esilarante, che mette buon umore come solo una tavolata riesce a fare. Questo è lo spettacolo, la storia del principe di Danimarca spiata dalle cucine, fra barattoli, farine, veleni, biscotti e faraone, in una sorta di fiaba che veleggia tra amori, passioni e odi. Una salsa piccante frustata a dovere fino a montare quanto basta... con buona pace di messer William Shakespeare. La storia è quella, arcinota, di Amleto, ma vista da un altro punto di vista, ovvero quello di Froggy, simpatico cuoco del castello di Elsinore con in mente solo portate da servire e nuove ricette da preparare. Le tristi vicende del principe danese vengono dunque rivoltate in chiave comica e il povero Amleto diventa, oltre che gay (con un evidente simpatia per il fidato Orazio), un lagnoso mammone che si abbuffa solamente di dolci per colmare le sue carenze affettive, ma pur sempre attanagliato dai suoi famosi dubbi, come "Sanguino, o non sanguino, madre?" o al patologico-eroico "Polmonite o duello?". Anche la storia viene quindi ribaltata: la morte del vecchio re Amleto, in realtà causata da un'indigestione, viene spacciata come omicidio, allorchè Froggy scopre che la moglie e l'attuale re Claudio sono stati amanti. Froggy, inviperito, decide di punire Claudio; si traveste da fantasma e fa credere ad Amleto che l'assassino è l'attuale re. E, da qui, la vicenda si evolve come sappiamo, con deliziose variazioni sul tema: Ofelia è un'anoressica che mangia solo yogurt magro, Polonio, spione patentato, fa la fine da topo e Gertrude, regina un po' ninfomane, alza il gomito un po' troppo facilmente, morendo, come da copione, a causa di un vino avvelenato. La conclusione prevede la morte dei personaggi, ma si conclude con il punto di vista iniziale, cioè con la vita del cuoco Froggy in primo piano. Per lui l'ecatombe finale porta solo scompiglio nella sua cucina: "E che ne faremo, ora, di tutta questa roba che abbiamo cucinato?". Ma la soluzione non tarda ad arrivare....Meno male che arriva Fortebraccio! E in suo onore Froggy servirà "aringhe norvegesi accompagnate da burro danese".


TRAPPOLA PER TOPI
Il dramma si svolge nella pensione di “Castel del frate”; questo ambiente è una classica casa della campagna inglese. Qui Mollie e Giles Ralston, una giovane coppia di albergatori inesperti, ricevono i loro primi cinque ospiti, ma il tempo non li aiuta di sicuro, è in corso infatti una bruttissima bufera di neve.
La sera stessa la radio trasmette la notizia di un omicidio avvenuto a Paddington, in Culver Street 24, vittima un'anziana donna e la polizia sembra brancolare nel buio.
Nel frattempo nella locanda giungono strani clienti, ognuno dei quali sembra avere qualche cosa da nascondere, qualche segreto forse legato ad un fatto di sangue avvenuto molti anni prima. Ad un certo punto la locanda resta isolata a causa della tormenta ed anche il telefono viene isolato, ma prima che ciò avvenga arriva alla pensione il Sergente Trotter della polizia di Scotland Yard , apparentemente in missione per proteggere ospiti ed albergatori da un oscuro assassino psicopatico intenzionato a colpire nuovamente.
Poco dopo viene ucciso uno degli ospiti, la Signora Boyle.


LO STORTOLOGIO
Lo spettacolo, attraverso la semplicità del teatro e il divertimento della commedia, vuole ricordare a tutti (e innanzitutto ai bambini) che i castelli, le torri, i palazzi, i monumenti di cui abbonda la nostra provincia (nonostante se ne sappia così poco) non dovrebbero essere abbandonati all'inclemenza del tempo, anzi, andrebbero valorizzati e fatti conoscere.


FRANCESCA DA RIMINI
La “Francesca da Rimini” di Antonio Petito è tra le farse più esilaranti che il panorama drammaturgico napoletano, ancora oggi, può offrire.
Quella del Petito non è, però, l’unica parodia che s’ispira all’omonima tragedia scritta da Silvio Pellico.
Ve ne è un’altra, inedita, poco nota, elaborata dal grande attore-autore Eduardo Scarpetta.
I motivi e le ragioni che spinsero Scarpetta ad elaborare una nuova parodia ispirata alla Francesca da Rimini non si conoscono. A parte il prologo, riscritto ex novo, la vera novità introdotta nella “sua” Francesca consiste nella citazione dei versi originali di Silvio Pellico ai quali Petito, forse per ragioni storico-sociali, accenna superficialmente, vero fulcro intorno al quale ruota tutta la parodia.
Lo spettacolo che presentiamo è il risultato della fusione di queste due farse.
Il primo atto, per metà inedito scritto da Lucio Bastolla, si fonde con quello Petitiano. Nel secondo atto, invece, prevale la versione Scarpettiana, quella cioè, dedicata alla parodia vera e propria.
Nel nostro allestimento, si è anche trasferita l’azione scenica, non più in un teatro ma in uno stabilimento balneare degli inizi del ‘900.
Tra cabine e ombrelloni, una sgangherata compagnia teatrale, scritturata per intrattenere i bagnanti con le loro farse, suo malgrado, è costretta a mettere in scena la tragedia di Pellico.
Inizia la prova e i nostri poveri comici s’imbattono in un ostacolo per loro quasi insormontabile: la lingua italiana.
Risultato? Uno spettacolo dove si ride tanto e di gusto, pieno di gag, situazioni comiche e battute esilaranti.
Una perfetta macchina scenica nella quale tutti i personaggi concorrono a creare una vorticosa spirale di comicità che trascina gli spettatori in un “continuum” d’ilarità e di divertimento.
Coinvolgimento e buon umore è la miscela scelta per questo spettacolo e se è vero che ridere fa buon sangue… Ridere! Ridere! Ridere!


LO MARITO SCORNATO
L’autore, Tato Russo, racconta in modo esilarante la disavventura, avvenuta fra il ‘700 e l’800 che vede protagonista un contadino di Marigliano di nome ‘Mbruoso. Questi, con il suo lavoro aveva accumulato molti soldi, tanti, da diventare agli occhi di tutti un ricco fattore. A quel punto per darsi anche un tono aristocratico, prendeva in moglie una ragazza nobile di nome Angelarosa, figlia del Marchese dei Commacecampacoppa e della Marchesa dei Commaceprode, ma...
Il regista Massimo Sorrentino (attore professionista dal 1989 ed alla terza regia) ambienta l’inizio della commedia ai giorni d’oggi, per poi calarsi magicamente in quel remoto passato.
Lo spettacolo inizia con un balletto, una ragazza che si trova per caso in un posto di campagna, dove vi è una fattoria ormai disabitata e abbandonata, intravede sotto una grande quercia un libro, lo sbircia, ed è proprio in quel momento che...


MASCHERE NUDE
Anche nei lavori più apparentemente naturalistici, persino in un bozzetto comico come “Cecè”, serpeggiano inquietudini e malesseri raggelati da una luce fredda che mi fa pensare ai quadri di Munch. E così la “morsa” ad esmpio, che parte come banale storiella di “corna” si pietrifica nell’angoscia della condizione umana di tre personaggi bloccati nella “morsa” dell’esistenza, senza alcuna via di uscita, quasi prefigurando quel “L’inferno siamo noi” che Sartre teorizza nell’atto unico “Porte chiuse” e diviene, anche,discorso sulla condizione della donna in una società chiusa, rigida e repressiva. Così, la condizione della malattia ne “L’uomo dal fiore in bocca”, diviene metafora rassegnata e divertita della malattia di tutta la società. Così la crisi di identità, per quanto divertita e divertente di “Cecè”, che “vive sparpagliato in centomila…” diviene metafora di una crisi di identità di tutta una società che ha smarrito il senso della solidarietà, della fratellanza, dei valori morali veri.


PIRAMO E TISBE
Il lavoro nasce a una ricerca che l’autore porta avanti da molti anni sull’autentico teatro popolare, identificato nel grande teatro di Shakespeare, Moliére, Cervantes, Petito e nella “commedia dell’arte”, piuttosto che nel finto teatro popolare, in realtà piccolo-borghese, di molti autori, a torto considerati “popolari”, quali ad esempio Scarpetta o Eduardo o Pirandello.
Partendo quindi dal tentativo di recuperare il vero e autentico teatro popolare, questo testo prende le mosse da spunti tratti da Shakespeare e da Petito.
Nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare c’è la storia di alcuni poveri artigiani che si trovano a dover allestire, quasi loro malgrado, uno spettacolo; in Petito, invece, c’è la storia di una povera compagnia di guitti, vittima di un incidente di carrozze che mette in forse la possibilità di andare in scena. Fondendo insieme questi due spunti, la storia racconta le disavventure di un gruppo di attori filodrammatici costretti dalla necessità ad inventare uno spettacolo a tutti i costi e tra mille difficoltà.


QUEL RAGGIO DI LUNA


LA BOTTEGA DEL CAFFE'


LA DAMA DELL'ACQUA
In un tempo imprecisato sette streghe gemelle soggiogarono le genti di un antico borgo che, asservite alla loro volontà di potenza, operarono in maniera distruttiva nei confronti della natura, al punto da portarlo a grandi passi verso l’autodistruzione, determinata dalla invivibilità del loro habitat.. A farne le prime spese, accanto all’atmosfera, furono le falde acquifere nell’ager publicus, molte delle quali non conservarono ormai alcun vestigio dell’antica limpidezza.
La Dama dell’acqua evocata da un menestrello, incredula, viene avvertita del pericolo che corre la sua sorgente e decidono di avvisare il Re degli Alberi per addivenire a una soluzione. Ma due streghe, nascoste, ascoltano tutto e decidono di avvisare le altre sorelle per escogitare un tranello alla Dama. Intanto un giovane sconosciuto, che non appartiene alla fiaba e innamorato a prima vista della Dama, con un suono celestiale irrompe nella fiaba per incontrare la Dama e aiutarla, ma le streghe ancora una volta nascoste escogitano un malefico tranello; una di esse infatti si trasforma in falsa dama e seduce il giovane innamorato e lo costringe a inquinare l’acqua e poi berla, sarà l’incantesimo a trasformarlo in somaro. Nel frattempo la vera Dama riesce a svegliare il Re degli Alberi e lo informa di tutto, ma ancora una volta le streghe escogitano un altro inganno, una di esse si trasforma in falso giovane e riesce a ingannare la Dama inducendola a bere un filtro magico il cui incantesimo la trasforma in oca. Quando tutto sembra ormai perduto...

 


LO STORTOLOGIO
di Mirko Di Martino
con:
Ilaria Scarano
Chiara Mazza
Roberto Galluccio
Luigi Frasca
Sofia Liberale
Roberto Romano
Angelo Sateriale
regia di Luigi Frasca


Teatro d'Europa e L'Illusion comique in
FRANCESCA DA RIMINI
liberamente tratto da Antonio Petito e Eduardo Scarpetta
con:
Lucio Bastolla
Luigi Frasca
Pasquale Colabene
Roberto Galluccio
regia di Lucio Bastolla


Massimo Sorrentino in
LO MARITO SCORNATO
di Tato Russo
con:
Simona Esposito
Andrea Manferlotti
Maria Zinno
......


MASCHERE NUDE
Tre atti unici di Luigi Pirandello
con:
Lucio Bastolla
Luigi Frasca
Chiara Mazza
regia di Mario Santella


PIRAMO E TISBE
di Mario Santella
con:
Massimo Sorrentino
Luigi Frasca
Ilaria Scarano
......
regia di Mario Santella


QUEL RAGGIO DI LUNA
di Ermanno Carsana
con:
Anna Coluccino
Laura Ferraro
Carmine Iannone
......


Massimo Sorrentino in
LA BOTTEGA DEL CAFFE'
di Carlo Goldoni
regia di Gigi Savoia


LA DAMA DELL'ACQUA
di M. Miscia
regia di Luigi Frasca

 

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